utorak, 29. travnja 2008.

„Cлучайно “

Chi ha iniziato per primo
Non lo sa nessuno

Una parola e partita
Divulgata

Come la lava
Hanno seguito le altre

Per caso…

Sarra’ tardi ormai?
Non lo so

E stato un caso
Semplice e banale

Una voce si e alzata
Una ha gridato
Una ha pianto
Una ha pensato (scusa)

Non sono stato io
Non sei stata tu
Tutti gli altri
Si’!

Ma non noi

Le strade
I tetti
Le finestre chiuse di notte
Hanno stravisto tutto
Non hanno visto niente…


Mi sono alzato prima. Non ho il coraggio di affrontare il tuo sguardo stamattina. La solita rosa del occasione sul cuscino, quando apri i occhi, so gia’… sara’ muta. Eppure…

La Venezia ci ha stancato, come d'altronde farebbe ogni cita’ a un cuore vagabondo.Le fiabe hanno un cuore zingaro.

Ti aspetto giu’ in machina. Le valigie sono gia dentro. Il tuo sguardo vale come 10 Red Bull. Il tuo silenzio pesa come 10 000 chili sulla schiena. La tua presenza non ha prezzo ne parole da pronunciare.

Entri in silenzio, come mi aspettavo d'altronde.

Il rumore di un motore di una machina e’ il nostro compagno invisibile.

Eppure…

Sei qui, splendida come sempre. Nel silenzio, come nelle parole argute. .

I chilometri, miei fratelli fedeli, sposati con tue sorelle, sognatrici.

Il rumore di macchina si congiunge al rumore della radio. Le solite notizie da un speaker invisibile. Mi manca la tua voce. Eppure…

Sono il Re della montagna, sono il Dio umile, sono immortale, come il replicante che realizza il suo sogno. Il suono di tuo respiro mi riempie l’anima, come la mongolfiera, si alza, sopra ogni cosa mortale, sempre piu’ in alto, oltre le nuvole, le stelle, il sistema solare, oltre ogni aspettativa, oltre la speranza, eppure…

….

Lancio un sguardo mascherato di indifferenza. Il tuo e sposato con i paesaggi che passano, scorrono, scappano, lasciano la traccia di un incantesimo, un momento irrepetibile, un momento di quale non faccio la parte, ma li sento, vicini, perche’ sei parte di me, perche’ sono parte di te’.

Le parole singhiozzano, muoiono nel percorso della gola.

“Hai fame?” sento le parole quasi tremanti uscire dalla mia bocca.

“Una sosta ti farebbe bene, abbaiammo ancora 4 ore di strada” sentono le mie orecchie dissetanti.

Mi manca il tuo sorriso di 10%.

….

In Autogrill, mentre sfoglio i CD, nella indecisione tra Avril Levigne e Evanescence , sento il tremore caldo di tuo sguardo addosso, con il angolo del occhio sfioro il tuo che rassegnandosi si abbassa d’improvviso.. Scelgo tutti i due. ”l’l tailleur grigio” e “L’illusione del bene” hai scelto di farci compagnia stasera.

In bagno sorrido ironicamente al distributore di preservativi, che per una volta mi guarda con compassione. “Tu non ti preoccupare per me, amico mio”, gli sordido. E mentre lo sto facendo, come un scemo che ha perso la ragione, sfioro il tuo sguardo fuggente nello specchio.

…..

Una goccia strapezza il cielo, precipitando sulla parabrezza. Una, due, tre…. piove. Il suono dolce che rompe il silenzio.Piano, piano. Dolcemente. Come le dita sottili di primavera che aprono i petali di fiori addormentati. L’angolo di tue labbra, inclinato, mi fa intravedere il tuo pensiero. Mi fa assaporare il mio.

Eravamo a Roma.

Era l’estate. La piu’ calda che si ricordava il cameriere 50enne.

La cena non era male. Roma. ..

‘n posto ‘ndo la vita ‘ncominciava dar corso de quer fiume sempiterno,
da quer rivo, che sempre te faceva sentì vivo…

“Dovunque per monno girero’,sempre ‘n segno de te trovero’” pensai’ aspirandoti durante il digestivo.

I miei occhi non si stancavano di te’. Come nei film bianco-neri, in una pellicola danneggiata, il mondo si fermo’. Solo due siluete, di quali la tua splendente, in quel abito nero, estivo, ricoperto di “pattern” delle rose, rosse come il sangue, e le scarpe nere, leggere come le piume, che non temevano i chilometri…

Una goccia rompe’ l’incantesimo. O forse il incantesimo era appena da incominciare. Come le lacrime divine, che portano freschezza a una giornata calda, aspirante..

“Ti va di fare una passeggiata?”, sospiro con la voce trepidante, dissetante, quasi involontaria, cercando di rapire il tuo pensiero con il sguardo.

“Certo”.

Una passeggiata lungo acquedotto antico, che ancora continuava a dare Acqua dell' Vergine, alimentando la fontana di Trevi.

Siamo bagnati ormai, e i sorrisi allegri dei bambini e sguardi sorpresi delle nonnette ci divertono. I mormori delle anime grigie nascoste sotto i ombrelli non ci preoccupano. Le gocce scivolano sinuosamente dal tuo corpo sfiorandolo e rivestendolo dolcemente di vestito invisibile di rugiada.

Siamo arrivati. Al mare.

C’e’ un cocchio, a forma di conchiglia sul quale si intravede il oceano. La Salubrità e l'Abbondanza ci sorridono.

“Hai una moneta?” mi chiedi con la voce umida.

Senza aspettare la risposta mi prendi la mano e mi guidi nel mare. Piove ormai spietatamente.






....................continuera...........................

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